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Le nostre CICLOidee
APOLOGIA DEI PIRATI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 22 Novembre 2009 21:01



Concordo con Enrico su tutta la linea ma vorrei però spinnicare poco, poco il termine ciclopirati, derivato ovviamente da quello più noto di "pirati della strada". Posto che il termine pirateria indica l'attività di quei marinai che abbandonavano per scelta o per costrizione la precedente vita sui vascelli mercantili e, per vivere, si dedicavano a abbordare, depredare e affondare le altre navi in alto mare, nei porti, sui fiumi e nelle insenature. Da questa definizione viene da chiedersi cosa c'entrano i pirati con quelle teste di cazzo che, solitamente fatti o ubriachi al volante, mettono sotto un bambino sulle strisce pedonali e poi scappano senza soccorrerlo. Evidentemente nulla. Quella gentaglia la definirei semplicemente "teste di cazzo" o altro appellativo simile ma non di certo pirati. Un pirata della strada dovrebbe essere invece colui che si introduce nella tua auto, con la forza o con l'inganno, e te la ruba o te la saccheggia. Si tratta sempre di delinquenti, certo! Ma la loro figura resta comunque ammantata da un velo di romanticismo e, non dimentichiamolo, anche i pirati avevano un loro codice d’onore, cosa che manca assolutamente al “testa di cazzo” di cui sopra . Lo stesso vale per i ciclopirati che, appunto, dovrebbero essere coloro che assalgono altri ciclisti per rubargli il portafogli o la stessa bici. Non definirei quindi ciclopirata un ciclista che passa col rosso.
Per il resto ritengo che si tratti semplicemente di fottuta GELOSIA da parte degli automobilisti! Soprattutto quando, incazzati e stressati in coda ai semafori, ti vedono sfrecciare leggiadro con la tua bici noncurante del rosso che, peraltro, nelle piste ciclabili presenti in tutte le città civili del mondo è invece dedicato, spesso, solo alle bici.
Ultimo aggiornamento Domenica 22 Novembre 2009 21:02
 
CICLOPIRATERIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 22 Novembre 2009 21:00



Nel clima securitario e allarmista che ormai da tempo attraversa il nostro paese (specif: l'italia), recentemente anche nei confonti dei ciclisti si è aperta la stagione della caccia.

Siamo ormai assuefatti a vedere addittati come colpevoli di chissa quali reati tanti soggetti ( per i migranti si è arrivati all'attribuzione dello status di delinquenti in quanto clandestini) e ora che tocca a noi come ci poniamo?

Siamo davvero colpevoli di qualche reato se, per non soffocare nello smog o per non venire travolti dalla mandria di carcasse metallliche, decidiamo di "bruciare" un semaforo con disinvoltura, o se percorriamo una via contromano evitando magari un giro che ci farebbe passare in una strada più trafficata e pericolosa? siamo davvero colpevoli di qualcosa se beviamo un bicchiere di troppo a cena da un amico e torniamo a casa pedalando allegramente?

Siamo cittadini responsabili delle nostre scelte o ci rassegnamo a vivere in un paese nel quale son sempre i soggetti più deboli a pagare?

Restiamo convinti che la scelta di utilizzare la bici (aldilà del rapporto affettivo che con questo mezzo abbiamo sviluppato) implichi di per se un certo grado di consapevolezza e responsabilità sociale; la sicurezza è già contemplata da chi la bici la usa quotidianamente per il semplice motivo che usare la bici nelle nostre strade vuol dire essere fragili, esposti a rischi altissimi, e porta a sviluppare un alto livello di attenzione nel movimento.

Molte polemiche vengono mosse contro i ciclisti irresponsabili, imprevedibili e irrispettosi del codice stradale......provocatoriamente noi respingiamo ogni polemica e ogni accusa e rivendichiamo il nostro diritto naturale ad andare contromano, bruciare semafori, mettere una birra al posto della borraccia, salire sui marciapiedi e fare una sonora pernacchia a tutti coloro i quali hanno bisogno di una guardia per ogni passo che fanno nella vita.

w la bici, w la pirateria, w la responsabilità di fare le nostre scelte.

 


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Immagine casuale

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